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Vincere un campionato di Serie D con la Reggina non è "un miracolo" ma il minimo sindacale

di Antonino Iorfida

La conferenza stampa odierna di Torrisi è purtroppo un resoconto amaro di una stagione che probabilmente finirà con un risultato che nessuno di noi avrebbe auspicato. L'anno prossimo, salvo colpi di scena (al momento improbabili) , gli amaranto disputeranno il quarto anno di Serie D. I dati oggettivi, purtroppo, dicono questo, il resto serve a poco.

Sia chiaro, l'allenatore ex Trapani fa bene a rivendicare il lavoro svolto. Ma anche lui non può essere esente da colpe e giustamente lo ha ammesso. Del resto il curriculum parla per lui e la scelta della società di affidarsi ad un top della categoria in un momento in cui chiunque avrebbe chiamato un traghettatore è stata quantomai coraggiosa, ma purtroppo inefficace.

Durante la conferenza stampa, però, salta all'occhio una dichiarazione: "Io non ci dormo la notte pensando che qualcosa ci è mancato, io a un certo punto ero convinto di averlo vinto il campionato. Negli uffici si parlava di programmare la serie C, proprio per la certezza di quello che stavamo facendo e sarebbe stato un miracolo visto il percorso". 

Le affermazioni sarebbero state corrette se ci si fosse limitati a non pronunciare la parola "Miracolo". Reggio Calabria ha partecipato per ben nove anni al campionato di Serie A, ottenendo risultati clamorosi come la salvezza dopo gli undici punti di penalizzazione. Ecco, in quel caso si può assolutamente parlare di impresa sportiva. Non in Serie D, non dopo tre anni deludenti. 

La Reggina in quarta serie dovrebbe essere di passaggio, non diventare un habitué. Vincere un campionato di Serie D, per una squadra come quella amaranto è il minimo sindacale, l'unico obiettivo. Nessun miracolo, nessuna impresa. 


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