Reggina, urgono fatti concreti e attributi. Basta chiacchiere
La Reggina di mister Torrisi arriva alla sfida con la Sancataldese in un momento che definire delicato è poco. Dopo la figuraccia di Lamezia, gli amaranto hanno lavorato a porte chiuse, segnale evidente di una squadra che deve ritrovarsi e guardarsi allo specchio. Perché quella prestazione non è stata solo una sconfitta: ha rappresentato un campanello d’allarme, l’ennesimo, che ha riportato alla mente i fantasmi di un recente passato fatto di atteggiamenti indegni e una maglia gloriosa umiliata sul campo.
L'ipotesi che sia stato un incidente di percorso, certo. Ma per ciò che abbiamo visto in questa stagione, ogni dubbio è più che legittimo. Il video diffuso ieri sui canali sociale del club da parte di squadra e tecnico lascia il tempo che trova, come anche i post facebook del patron Ballarino: di parole ne abbiamo ascoltate e lette fin troppe, ora servono fatti concreti. Mancano nove giornate, la vetta dista cinque punti e non c’è più margine per alibi o giustificazioni. Questa squadra deve dimostrare di avere gli attributi per compiere un’impresa che non è proibitiva per la classifica, ma lo è per chi ha mostrato troppe fragilità mentali e caratteriali.
Inspiegabile come un gruppo reduce da dodici risultati utili consecutivi possa spegnersi così, proprio quando avrebbe dovuto far paura alle dirette concorrenti. Le prestazioni opache possono capitare, l’atteggiamento no, quello non deve essere mai sbagliato. Per lo meno inaccettabile per una squadra che ha un solo obbligo: vincere il campionato.
A complicare tutto c’è una dirigenza priva di figure carismatiche, capaci di fare da collante tra società e spogliatoio. Era chiaro che questa sarebbe stata la stagione della verità, e invece si sono ripetuti gli stessi errori del passato. Forse la piazza di Reggio Calabria è più grande di chi oggi la guida.
Restano nove partite per capire se questa squadra è fatta o meno di uomini veri. Il resto sono chiacchiere da bar. I tifosi fin troppo pazienti, meritano risposte concrete, dopo tre anni di incertezze e delusioni. Vincere questo campionato non sarebbe un trionfo, bensì il minimo sindacale. Il tempo delle parole è finito. O parlano i fatti, o si chiede scusa e si toglie il disturbo.