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Reggina, il futuro vale più dei play off

di Rocco Calandruccio

La Reggina arriva alla finale play off contro la Nissa con una verità che nessuno ha il coraggio di dire ad alta voce: questa partita non è la svolta, è l’ennesimo esame di coscienza rimandato. Vincere è obbligatorio, ma continuare a raccontarsi che il destino del club dipenda da 90 minuti è il modo più comodo per non assumersi responsabilità. Reggio Calabria non è stanca: è sfinita. E non perché la squadra fatichi, ma perché da anni la società vive in un limbo di improvvisazione, promesse evaporate e progetti che durano meno di una sessione di mercato.

La Nissa è un avversario forte, ma il vero avversario della Reggina è la mediocrità gestionale che ha trasformato un club storico in un organismo fragile, sempre sull’orlo del collasso. Ogni estate si riparte da zero, ogni autunno si parla di rilancio, ogni primavera si spera in un miracolo. È un ciclo tossico, e il problema è che a Reggio ci si è quasi abituati. Si vive di nostalgia, di ricordi, di “una volta eravamo”, mentre il presente continua a franare sotto i piedi.La partita contro la Nissa va vinta perché non ci si può permettere l’ennesima figura da comparsa. Ma non si cada nella trappola: anche un successo non cambia nulla se fuori dal campo continua a regnare il vuoto. La Reggina non ha bisogno di un gol al 90’. Ha bisogno di una società che non crolli al primo scossone, di investitori veri, di un progetto che non sia un foglio bianco da riscrivere ogni anno. Ha bisogno di rispetto, prima ancora che di risultati.

Oggi la Reggina è un simbolo di precarietà, e questo è un insulto alla sua storia. È un club che ha vissuto la Serie A, che ha riempito il “Granillo”, che ha rappresentato un’identità collettiva. Ridurla a una squadra che spera nei play off per salvare la faccia è un fallimento culturale prima ancora che sportivo.La verità è semplice e brutale: la Reggina deve vincere contro la Nissa, ma soprattutto deve smettere di perdere contro se stessa. Deve rompere il ciclo dell’improvvisazione, deve pretendere competenza, deve ricostruire credibilità. Perché senza una società seria, ogni vittoria è un analgesico che dura un giorno. E Reggio Calabria non merita più antidolorifici: merita una cura definitiva.


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