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Reggina, il disastro è completo: società allo sbando e squadra che si arrende

di Rocco Calandruccio

La Reggina non è semplicemente in difficoltà, ma allo sbando più totale. Il problema non è episodico, non è contingente e ancor meno non è legato alla sfortuna. È strutturale, profondo. È il risultato di una gestione che ha smarrito ogni credibilità e di una squadra che ha smesso di lottare. Una società che naviga a vista, il caos come unica costante La dirigenza amaranto sembra incapace di prendere una decisione chiara, tempestiva, coerente. Ogni scelta appare improvvisata, ogni comunicazione è tardiva, ogni strategia è un’illusione che si dissolve alla prima difficoltà. La sensazione è brutale: la Reggina non è guidata, è trascinata dagli eventi. In campo domina la resa, una squadra che non ha più orgoglio. La squadra non reagisce, non combatte, non mostra un briciolo di rabbia sportiva. È una formazione che entra in campo già con le spalle basse, pronta a subire, pronta a giustificarsi, pronta a scomparire. La Reggina non perde, bensì si consegna. E questo è inaccettabile per una piazza che ha sempre fatto dell’orgoglio la propria bandiera.

Errori banali, atteggiamento molle, zero personalità. Ogni partita è la fotocopia di tante altre precedenti: errori elementari, cali di concentrazione, mancanza totale di leadership. Nessuno che alzi la voce, nessuno che trascini, nessuno che si prenda la responsabilità di invertire l’inerzia. È una squadra che non ha carattere, perché nessuno gliel’ha costruito attorno. La responsabilità è della società. È inutile girarci attorno. Una squadra senza identità è il prodotto di una società senza direzione. Una squadra senza carattere è il riflesso di un club che non protegge, non guida, non programma. La Reggina oggi è lo specchio fedele di chi la comanda: confusa, fragile, disorientata.  Reggio Calabria non merita una società che improvvisa, non merita una squadra che si arrende, non merita un progetto che non esiste. Continuare così significa scivolare nell’irrilevanza, nel silenzio, nell’indifferenza. Per una piazza come questa, sarebbe la sconfitta più umiliante in assoluto. A chi giova tutto questo? Non certo ai tifosi, quelli veri, i quali stanno pagando un prezzo troppo alto, per colpa di chi ha giocato con una passione ultracentenaria e un patrimonio che andava doverosamente salvaguardato.


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