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Gianni Condomitti, l'anima del Soriano

di Rocco Calandruccio

Gianni Condomitti non ha mai avuto bisogno di alzare la voce per farsi sentire. In una stagione lunga, complicata, piena di curve e di scossoni, è stato lui a tenere il Soriano sulla strada giusta: con un gesto, con un controllo, con quella calma che appartiene solo ai giocatori che hanno visto abbastanza calcio da non farsi sorprendere più da nulla. In campo sembrava sempre sapere dove sarebbe finita la palla un secondo prima degli altri. La cercava, la proteggeva, la distribuiva con la naturalezza di chi non forza mai la giocata, ma la sceglie. E ogni scelta aveva un peso. Condomitti non correva per correre: correva per dare un senso. Non toccava il pallone per toccarlo: lo toccava per migliorare la squadra. È questa la differenza tra un buon giocatore e un riferimento.

La sua stagione è stata un racconto silenzioso, fatto di piccoli dettagli che diventano grandi cose: un recupero al momento giusto, un passaggio che apre il campo, un tempo di gioco che spezza la pressione avversaria. I compagni lo cercavano perché sapevano che da lui arrivava sempre la soluzione più pulita, la più logica, la più utile. L’allenatore lo guardava e sapeva che lì, in quel numero, c’era la sua sicurezza. E poi c’è la serietà. Quella che non si vede nelle statistiche, ma che si sente nello spogliatoio. Condomitti è stato il primo ad arrivare, l’ultimo ad andare via, l’uomo che non ha mai abbassato la soglia dell’attenzione. Un esempio quotidiano, un punto fermo per i giovani, una garanzia per chiunque avesse bisogno di un riferimento.

Il Soriano ha costruito la sua identità attorno a lui senza nemmeno accorgersene. Perché quando un giocatore interpreta il calcio con questa maturità, con questa continuità, con questa naturalezza, diventa inevitabilmente il centro di gravità della squadra. E così è stato: ogni volta che il Soriano aveva bisogno di ordine, di ritmo, di una scelta giusta, la palla finiva nei piedi di Gianni Condomitti. A fine stagione, quando si tirano le somme, resta una verità semplice: il Soriano ha avuto il suo miglior giocatore non perché segnasse di più o perché apparisse di più, ma perché faceva giocare meglio tutti gli altri. E questo, nel calcio, vale più di qualsiasi numero.


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Giovedì 28 maggio
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