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Il nome non si ruba: Cosenza 1914 è un'altra cosa

di Rocco Calandruccio

 Il Cosenza 1914 non è un nome: è una linea del sangue. E oggi quella linea è stata violata.  Se la versione “aggressiva” era un pugno sul tavolo, questa è un atto d’accusa frontale: l’attuale società non solo non rappresenta il Cosenza 1914, ma continua a spacciarsi per ciò che non è, appropriandosi di una storia che non le appartiene e che non ha mai rispettato. Il Cosenza 1914 è un’identità nata dal popolo. È la squadra che sopravvive alle guerre, ai fallimenti, gioisce nelle rinascite. È la curva che canta quando tutto crolla, è il San Vito Marulla che esplode anche in categorie che poco c'entrano con la storia del vero Cosenza. È la maglia rossoblù che non si compra: si eredita. È un simbolo che vive nei vicoli, nei bar, nei racconti dei nonni, nelle lacrime dei padri e nei sogni dei figli.

L’attuale gestione, invece, ha ridotto tutto a un esercizio privato. Ha trasformato un patrimonio collettivo in un bene personale. Ha trattato la storia come un’etichetta da appiccicare, non come un’eredità da custodire. E soprattutto, ha avuto l’arroganza di indossare il nome “Cosenza 1914” come un travestimento, come un costume di scena, come un marchio da sfruttare per legittimarsi agli occhi di una città che non l’ha mai riconosciuta come erede.Questa non è distanza, non è incomprensione, bensì usurpazione. Il Cosenza 1914 è popolo, identità.  Questo Cosenza è proprietà. Il Cosenza 1914 è storia.  Questo Cosenza è amministrazione.Il Cosenza 1914 è radice.  Questo Cosenza è un vaso di plastica messo lì per finta.La piazza lo sa. La curva lo urla. La città lo respira.  


E mentre il calcio italiano parla di identità, di radicamento, di tradizione, il caso Cosenza diventa un esempio lampante di ciò che accade quando una gestione tenta di appropriarsi di un nome che non le appartiene moralmente, culturalmente, storicamente.Perché non basta detenere un titolo sportivo per rappresentare un secolo di passione.  Non basta firmare contratti per incarnare un’identità.  Non basta sopravvivere per essere da Cosenza. Quando questa gestione sarà finalmente archiviata, resterà ciò che non è mai cambiato: la gente, la curva, la città, la memoria.  Resterà il Cosenza vero.  Quello del 1914.   Quello che nessuno non potrà mai cancellare.


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