Il Catanzaro è una questione di fede… anche a Cesena: il vescovo romagnolo ha il cuore giallorosso
Fonte: Corriereromagna.it
C’è una fede che si annuncia, che si condivide e si diffonde ogni giorno. E poi ce n’è un’altra, più intima, custodita con cura perché profondamente legata all’identità personale. Per il vescovo di Cesena, Antonio Giuseppe Caiazzo, le due dimensioni convivono senza contraddizioni: accanto alla vocazione religiosa, trova spazio anche una passione tutta “terrena”, tinta di giallo e rosso.
Non è solo il colore della tradizione ecclesiastica a caratterizzarlo. È anche quello delle squadre che hanno segnato il suo percorso di vita. Un filo cromatico che parte dalla sua terra d’origine, Isola di Capo Rizzuto, attraversa esperienze e città, e si intreccia soprattutto con quello che lui stesso definisce “il primo amore”: il Catanzaro, impegnato oggi pomeriggio nella sfida contro il Cesena all’Orogel Stadium.
Alla domanda sulla sua passione calcistica rivoltagli dai colleghi di Corriereromagna.it, il presule non ha esitazioni: “Certo. Fin da bambino”. E con un sorriso aggiunge che, pur essendo uomini di Chiesa, “siamo persone normali”, con passioni semplici e autentiche. Se il Vangelo insegna uguaglianza tra gli uomini, sul piano sportivo il discorso cambia. Qui entra in gioco il cuore: “Io sono giallorosso fin da bambino”, racconta, spiegando come quei colori abbiano accompagnato tutte le tappe della sua vita, a partire dalla Calabria.
Proprio il Catanzaro resta il riferimento più forte, il legame più profondo. Il ricordo torna agli anni giovanili, quando il calcio si viveva in modo diretto e spontaneo. Le partite si seguivano ovunque possibile, allo stadio o persino affacciati da qualche balcone. Erano stagioni importanti per il club calabrese, con protagonisti destinati a lasciare il segno: tra gli altri Claudio Ranieri e Massimo Palanca. Un periodo in cui il Catanzaro rappresentava un orgoglio regionale, essendo stato anche il primo club calabrese a raggiungere la Serie A.
Nel racconto emerge anche il cambiamento amministrativo che ha interessato la sua città natale, passata negli anni Novanta sotto la provincia di Crotone. Tuttavia, come sottolinea lui stesso con leggerezza, il sentimento di appartenenza restava legato a Catanzaro. Solo con il tempo è arrivato un adattamento, anche grazie a una lunga permanenza proprio a Crotone, vissuta però in anni difficili per la squadra locale.
Il calcio, peraltro, ha continuato a seguirlo anche altrove. A Roma, durante gli studi teologici, nasce un’altra forte simpatia: quella per la squadra della capitale. Un amore alimentato da una stagione indimenticabile, culminata con lo scudetto del 1982-83. “Anni bellissimi”, ricorda, citando una formazione ricca di talento e carisma.
La passione non è stata solo da spettatore. In gioventù ha giocato a lungo, prima come esterno sinistro e poi, dopo un infortunio, tra i pali. Qualche occasione per fare un salto di qualità si era anche presentata: un allenatore, colpito dalle sue qualità, gli propose un provino con la Reggina. Ma la risposta fu chiara: il calcio non sarebbe diventato una professione. Anche dopo l’ordinazione il legame con il gioco è rimasto vivo. Tornei, partite, momenti condivisi, fino a una vittoria con una squadra di sacerdoti contro formazioni composte da esponenti del mondo politico e imprenditoriale.
“Il gioco alimenta lo spirito. Aiuta a crescere”, osserva. Oggi, mentre Cesena e Catanzaro si preparano a sfidarsi, il vescovo non potrà essere sugli spalti per impegni pastorali, nonostante l’invito ricevuto. Evita pronostici, preferendo augurarsi “una bella e intensa partita”.
Non solo. Quando si parla di promozione, la risposta riflette ancora una volta il suo approccio equilibrato: perché scegliere? L’idea che entrambe possano raggiungere la Serie A lo affascina. Prima, però, bisogna conquistare i play-off, il terreno più competitivo e incerto della Serie B intera.