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Addio a Maurizio Gori, uno dei protagonisti della scalata in A del Catanzaro

di Rocco Calandruccio

Il calcio italiano perde Maurizio Gori, e con lui se ne va un pezzo di quella storia che non passa mai di moda: quella fatta di uomini veri, di corse sulla fascia, di promozioni sudate, di abbracci che diventano icone. Gori, morto a 80 anni dopo una lunga malattia, è stato molto più di un semplice attaccante: è stato uno dei volti della prima, irripetibile scalata del Catanzaro verso la Serie A. Nato a Cantiano nel 1946, arrivò in Calabria nel 1969 e lì rimase cinque stagioni, lasciando numeri che raccontano solo una parte della verità: 127 presenze e 12 gol in campionato secondo alcune fonti, 143 presenze e 14 reti secondo altre. Ma ciò che conta davvero è l’impronta: l’assist per il gol di Mammì nello spareggio di Napoli, la corsa instancabile, la dedizione totale a una maglia che scelse due volte, rifiutando trasferimenti più prestigiosi. 

E poi c’è quella fotografia che ha attraversato i decenni: Gori che abbraccia Pelé, al Roosevelt Stadium di Jersey City, 25 giugno 1972. Quel giorno il Catanzaro perse 7-1, ma fu lui a segnare il gol giallorosso, facendo esplodere di gioia migliaia di emigrati calabresi. Un momento che vale più di qualsiasi statistica, più di qualsiasi tabellino. Maurizio Gori è stato un’ala veloce, generosa, amata. Un simbolo di un calcio che non c’è più, ma che continua a vivere nei ricordi di chi lo ha visto giocare e nelle storie che si tramandano. Il Catanzaro lo ha salutato con parole semplici e vere: un protagonista di pagine indimenticabili, un uomo che ha dato più di quanto abbia ricevuto.


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