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SAN GIORGINO D’ORO, L’OCCASIONE PERSA DI UNA CITTÀ CHE DIMENTICA I SUOI CAMPIONI

di Rocco Calandruccio

C’è un filo che unisce le città che crescono: la capacità di riconoscere il merito. E poi c’è Reggio Calabria, che quel filo lo spezza proprio quando dovrebbe stringerlo più forte. La mancata assegnazione del San Giorgino d’Oro a Luigi Sacchetti, unico reggino diventato campione d’Italia nel 1985 con il Verona di Bagnoli, non è una semplice svista amministrativa. È un messaggio. Ed è un messaggio sbagliato. Sacchetti non è un nome da cerimoniale, non è un volto da passerella. È un atleta che ha vinto, partendo dal nulla e portando il nome di Reggio sul tetto d’Italia. Ha fatto ciò che questa città chiede da sempre ai suoi figli: renderla fiera e  orgogliosa.

Eppure, quando arriva il momento di dire “grazie”, Reggio spesso e volentieri si volta dall’altra parte. Perché? Perché è più facile celebrare ciò che è comodo, non ciò che è giusto. Nessuna ombra sui premiati nell’ambito artistico e sportivo: hanno meritato il riconoscimento per i traguardi straordinari raggiunti. Ma il punto è un altro: il San Giorgino d’Oro avrebbe potuto essere il simbolo di una città che sceglie il merito nella sua interezza.
Invece diventa il simbolo di una città che continua a non riconoscere pienamente i suoi talenti, che non sa trattenere i suoi campioni, che non sa valorizzare ciò che ha di più raro: l’eccellenza.

Non è un torto solo a Sacchetti. È un torto alla città. Perché quando una comunità non premia chi la rappresenta al meglio, manda un messaggio devastante alle nuove generazioni: “Non serve arrivare in alto, tanto non ti vedranno comunque.” E questo, per una città che sogna di rinascere, è un lusso che non può permettersi. Luigi Sacchetti meritava il San Giorgino d’Oro. Lo meritava per ciò che ha fatto, per ciò che rappresenta, per ciò che incarna. Non averglielo assegnato è un errore. L’ennesimo. Un errore che pesa. Un errore che racconta più di mille discorsi sulla “Reggio che cambia”. La speranza è che qualcuno, prima o poi, trovi il coraggio di dirlo ufficialmente.Perché una città cresce solo quando impara a guardare in faccia la verità.


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